Rapimento di cittadini giapponesi da parte della Corea del Nord

Altre informazioni sulla questione dei rapimenti

Gennaio 2010 / Ufficio responsabile della questione dei rapimenti

Dopo aver respinto tutte le accuse per molti anni, la Corea del Nord ammise per la prima volta il 17 settembre 2002 a Pyongyang, all’incontro al vertice tra Giappone e Corea del Nord, di avere effettivamente rapito cittadini giapponesi. In quell’occasione la Corea del Nord si scusò e promette che non avrebbe più commesso sequestri di persona. Attualmente il governo del Giappone ha identificato 17  cittadini rapiti dalla Corea del Nord (Vedi allegato). A cinque dei 17 rapiti fu consentito di tornare in patria il 15 ottobre 2002, circa 24 anni dopo essere stati sequestrati in Giappone (le loro famiglie li raggiunsero in patria in maggio e luglio 2004). La Corea del Nord non ha fornito, per molto tempo, spiegazioni plausibili sulla sorte degli altri rapiti, dei quali non si hanno notizie nonostante la promessa fatta dalla Corea del Nord, al secondo vertice Giappone-Corea del Nord il 22 maggio 2004, di riaprire immediatamente un’indagine approfondita per far luce su questi casi. Tuttavia, durante la sessione delle Consultazioni a livello operativo Giappone-Corea del Nord del giugno 2008, la Corea del Nord ha dichiarato d’aver intenzione d’effettuare le indagini sulla questione dei rapimenti. E nel corso della sessione delle Consultazioni dell’agosto dello stesso anno, si sono accordati sullo scopo investigativo e sui termini specifiche. Seguito questo, la Corea del Nord avrebbe effettuato le indagini globali sui rapiti e si sarebbe messa all’azione concreta al fine di risolvere la questione dei rapimeni. In altre parole, avrebbe condotto le indagini per trovare i soppravissuti e farli rimpatriare.

Il governo giapponese sostiene sempre che i rapimenti di cittadini giapponesi costituiscono un problema molto grave che riguarda la sovranità nazionale del Giappone e le vite e la sicurezza della popolazione giapponese. Finché questo problema non sarà risolto, non potrà esservi una normalizzazione delle relazioni diplomatiche con la Corea del Nord. Siccome la Corea del Nord non dà spiegazioni plausibili né fornisce indizi, seguendo queste politiche e nella convinzione che tutti i rapiti che risultano dispersi siano ancora in vita, il governo giapponese chiede che tutti i rapiti non ancora rilasciati siano rimpatriati, illesi, in Giappone, che sia fornita una relazione completa e dettagliata su ciascun caso, e che gli autori dei sequestri di persona siano consegnati alle autorità giapponesi. Per risolvere la questione dei rapimenti anche in futuro, il governo giapponese intende di negoziare con la Corea del Nord, affinché comincino, al più presto possible, le indagini globali dalla parte della Corea del Nord, e che si ottengano i risultati che conduiscono al rimpatrio dei sopravvissuti.

La Corea del Nord, fin d’ora, ha sostenuto ripetutamente che il Giappone si ostinava alla questione dei rapimenti e che evitava di difinire le passate controversie. Tuttavia, come ripetutamente manifestato fino ad oggi, il governo giapponese prende la posizione di affrontare in buona fede per definire le passate controversie, come è stato concordato nella Dichiarazione di Pyongyang, e non è in grado di accettare ciò che sostiene la Corea del Nord. Il Giappone chiede fermamente alla Corea del Nord di prendere la decisione concreta nello scopo di risolvere la questione dei rapimenti. Con la possibilità che vi siano altre vittime di rapimenti oltre alle 17 persone che sono state identificate, il governo del Giappone sta conducendo indagini e ricerche. Se saranno accertati ulteriori casi di sequestri di persone, il governo del Giappone ne chiederà conto al governo nordcoreano.

  1. 1.Retroscena
  2. 2.Colloqui Giappone-Corea del Nord sui rapimenti
  3. 3.Le iniziative della comunità internazionale
  4. 4.Azioni intraprese in Giappone

1. Retroscena

Negli anni ’70 e ’80 vi fu una serie di casi in cui dei cittadini giapponesi scomparvero in strane circostanze. Le indagini condotte dalle autorità giapponesi e le testimonianze di agenti nordcoreani in esilio rivelarono che vi erano forti probabilità che in molti di questi casi si trattassero di rapimenti da parte della Corea del Nord. Dal 1991, il governo del Giappone ha colto ogni opportunità per chiedere conto del problema dei rapimenti alla Corea del Nord, la quale ha ripetutamente negato il proprio coinvolgimento. Tuttavia, nel settembre 2002, all’incontro al vertice Giappone-Corea del Nord, la Corea del Nord ammise per la prima volta di aver rapito cittadini giapponesi.

Vi sono numerose possibili ragioni dietro a questi atti criminali di Stato senza precedenti da parte della Corea del Nord: occultare le identità di agenti nordcoreani; servirsi dei rapiti per addestrare agenti nordcoreani a mescolarsi alla popolazione giapponese; e reclutare nuovi militanti per il gruppo Yodo-go (vedi nota più in basso), a cui la Corea del Nord dà ancora oggi asilo. Oltre ai 17 cittadini giapponesi già identificati come vittime di rapimenti, altre persone potrebbero esser state sequestrate dalla Corea del Nord e il governo del Giappone sta svolgendo tutte le indagini e ricerche del caso. Queste azioni hanno rivelato ulteriori casi di sospetti rapimenti in Giappone di cittadini non giapponesi (cittadini nordcoreani residenti in Giappone) e di altre persone in diversi Paesi [per ulteriori dettagli consultare 3.1 (b) e 4.1 (a) più avanti].

 In Giappone, i cittadini interessati hanno lanciato delle campagne per sollecitare il rimpatrio delle vittime dei rapimenti, compresa la costituzione dell’Associazione delle Famiglie delle Vittime dei Rapimenti da parte della Corea del Nord (nota come l’Associazione delle Famiglie) nel 1997. Queste campagne fino ad ora hanno raccolto oltre sette milioni seicentocinquantamila di firme che sono state presentate al Primo Ministro del Giappone.

Nota: il termine “Gruppo Yodo-go” si riferisce a un gruppo di dirottatori (e ai loro familiari) che il 31 marzo 1970 sequestrò il volo JAL 351 (noto con il nome Yodo-go) e lo dirottò nella Corea del Nord.

2. Colloqui Giappone-Corea del Nord sui rapimenti

(1) Primo incontro al vertice Giappone-Corea del Nord (settembre 2002)

  1. (a)  Dopo aver ripetutamente negato tutte le accuse per molti anni, il Presidente della Corea del Nord Kim Jong-Il ammise per la prima volta il 17 settembre 2002, nel corso di un incontro al vertice tra Giappone-Corea del Nord, che la Corea del Nord aveva effettivamente sequestrato dei cittadini giapponesi, e si scusò per tali episodi. A quell’epoca, il governo del Giappone chiedeva delle indagini su 13 individui identificati come vittime di rapimenti. La Corea del Nord ha dichiarato che dei suddetti individui quattro erano ancora in vita, otto erano morti, e che non vi erano prove che il tredicesimo avesse mai messo piede nella Corea del Nord. La delegazione nordcoreana ammise anche il sequestro di un’altra persona che non figurava tra quelle di cui il governo giapponese aveva chiesto notizie, e confermò che tale persona era ancora viva (tuttavia, riguardo alla madre di quest’ultima persona rapita, risultata dispersa nello stesso periodo, la Corea del Nord ha dichiarato che da ulteriori indagini non sono emerse prove che la stessa fosse mai entrata in territorio nordcoreano). Nello stesso incontro, la delegazione di Pyongyang, affermando d’aver punito le persone coinvolte nei rapimenti, garantì che casi simili non si sarebbero ripetuti. I nordcoreani s’impegnarono anche a consentire ai rapiti di riunirsi ai propri familiari e di ritornare in Giappone.
    L’allora Primo Ministro nipponico Junichiro Koizumi rivolse una forte protesta al Presidente nordcoreano Kim Jong-Il, richiedendo ulteriori indagini, il rimpatrio dei sopravvissuti, nonché la fine di tali rapimenti.
  2. (b)  In una dichiarazione pubblica resa il giorno dell’incontro, un portavoce del Ministro degli Affari Esteri nordcoreano affermò che la Corea del Nord era pronta ad intraprendere le iniziative necessarie per il ritorno in Giappone dei rapiti

(2) Invio di una squadra investigativa (settembre - ottobre 2002)

Il governo del Giappone inviò una squadra investigativa in Corea del Nord dal 28 settembre al 1° ottobre 2002 per incontrare i rapiti e raccogliere informazioni sui rapiti le cui condizioni erano ancora ignote. La Corea del Nord, tuttavia, fornì solo una quantità limitata di informazioni alla squadra, in gran parte contraddittorie e di dubbia credibilità. In un caso specifico, gli esami medico-legali eseguiti sui “resti” consegnati e identificati dalla Corea del Nord come appartenenti al signor Kaoru Matsuki hanno indicato che tali “resti” in realtà appartenevano a un’altra persona. Nella 12a serie di consultazioni per la normalizzazione delle relazioni Giappone-Corea del Nord il 29 e 30 ottobre 2002 a Kuala Lumpur, il governo giapponese fece rilevare 150 contraddizioni nelle informazioni che la Corea del Nord aveva fornito e chiese maggiori dettagli su di esse. La Corea del Nord, tuttavia, non ha ancora fornito una risposta adeguata a tale richiesta.

(3) Cinque vittime di rapimenti ritornano in Giappone (ottobre 2002)

  1. (a)  In risposta alle richieste del governo nipponico, la Corea del Nord rilasciò cinque dei giapponesi rapiti (Yasushi e Fukie Chimura, Kaoru e Yukiko Hasuike, e la signorina Hitomi Soga). Giunsero in Giappone e si riunirono ai loro familiari il 15 ottobre 2002.
  2. (b)  In seguito ad una decisione che stabiliva che per i rapiti era necessario trovarsi in un ambiente libero dove potessero scegliere il proprio futuro e quello delle loro famiglie che erano ancora nella Corea del Nord, il governo del Giappone annunciò, il 24 ottobre, che i rapiti sarebbero rimasti in Giappone. Il governo chiese inoltre alla Corea del Nord di garantire la sicurezza dei loro familiari ancora nella Corea del Nord e di fissare immediatamente una data per il loro rientro in Giappone.
    Il ritorno di questi familiari e l’ottenimento di una relazione completa sulla sorte dei rapiti di cui non si hanno notizie sono diventati, quindi, un serio argomento di controversia e di delicate trattative tra Giappone e Corea del Nord.

(4) Secondo vertice Giappone-Corea del Nord (maggio 2004)

Per confermare la volontà di mettere in atto quanto concordato nella Dichiarazione di Pyongyang al primo incontro al vertice Giappone-Corea del Nord e per ristabilire dei rapporti di fiducia tra i due Paesi, l’allora Primo Ministro nipponico Junichiro Koizumi si recò in Corea del Nord il 22 maggio 2004. Fu discussa la questione dei rapimenti oltre ad altri punti controversi tra Giappone e Corea del Nord, come pure problemi riguardanti la pace e la sicurezza nell’Asia nordorientale, come le armi nucleari e i missili balistici. Nel corso dei colloqui, il Presidente e il Primo Ministro si accordarono sui seguenti punti relativi alla questione dei rapimenti.

  • La Corea del Nord accettò di consentire ai cinque familiari di Kaoru e Yukiko Hasuike e Yasushi and Fukie Chimura di fare ritorno in Giappone (nel suo viaggio, il Primo Ministro tentò per un’intera ora di negoziare il rimpatrio dei tre familiari della signora Soga. Anche se suo marito e i loro figli non partirono con gli altri per il Giappone, furono finalmente rimpatriati il 18 luglio).
  • La Corea del Nord accettò di riaprire immediatamente le indagini e ricominciare da zero a far luce sulla sorte dei sopravvissuti, che rimane ancora oggi un mistero.

(5) Consultazioni a livello operativo Giappone-Corea del Nord (agosto, settembre, novembre 2004)

  1. (a)  Nel corso dello stesso anno si tennero a Pechino delle consultazioni a livello operativo tra Giappone e Corea del Nord. Il primo incontro si ebbe l’11 e il 12 agosto e il secondo il 25e il 26 settembre. La delegazione nordcoreana espose i risultati iniziali delle proprie indagini sui rapiti di cui si ignorava la sorte. La Corea del Nord, tuttavia, non offrì prove plausibili né una documentazione soddisfacente a sostegno delle informazioni fornite.
  2. (b)  Per proseguire dopo le azioni intraprese nei primi due incontri, Giappone e Corea del Nord tennero un terzo ciclo di consultazioni a livello operativo dal 9 al 14 novembre 2004 a Pyongyang. Questi colloqui si protrassero per più di 50 ore. Oltre alle domande e risposte dinanzi al Comitato Investigativo, vi furono delle udienze dirette, con un totale di 16 “testimoni”, come pure delle ispezioni condotte in luoghi e strutture che avevano qualche relazione con i casi di rapimento.
    Il terzo ciclo di consultazioni affrontò anche alcuni casi di persone scomparse non ancora identificate dal governo del Giappone come vittime di rapimenti, ma per i quali non poteva essere esclusa la possibilità di rapimento da parte della Corea del Nord. Il governo del Giappone sottopose alla controparte nordcoreana i nomi di cinque di tali persone scomparse e richiese informazioni su di esse. Il governo richiese nuovamente ulteriori, immediate informazioni su tutti i rapimenti di cittadini giapponesi, che fossero specificatamente identificati o meno dal governo del Giappone. La controparte nordcoreana rispose affermando che non c’erano prove che queste cinque persone fossero mai entrate in Corea del Nord.
  3. (c)  Il governo del Giappone esaminò subito le informazioni e le prove materiali fornite dalla Corea del Nord in occasione del terzo incontro di consultazioni a livello operativo, e rese pubbliche le proprie conclusioni il 24 dicembre. Il giorno dopo, il 25 dicembre, il governo del Giappone presentò alla Corea del Nord i punti delineati più avanti, sia oralmente che per scritto. Il governo colse l’occasione per sottoporre alla Corea del Nord anche un riassunto delle proprie conclusioni unitamente ai risultati degli esami sui resti che la Corea del Nord affermava appartenessero a Megumi Yokota.
    • Non vi sono elementi a sostegno delle prove materiali fornite né delle affermazioni fatte dalla Corea del Nord al terzo incontro di consultazioni a livello operativo Giappone-Corea del Nord, che otto dei rapiti siano morti e che non vi siano prove che due delle persone in questione non siano mai entrate in Corea del Nord. Il governo del Giappone considera tali affermazioni inaccettabili e protesta decisamente per la mancanza di buona fede dimostrata dalla Corea del Nord nelle consultazioni.
    • Le informazioni e le prove presentate dalla Corea del Nord fino ad ora non sono sufficienti per fornire una relazione completa sui rapiti la cui sorte rimane ignota. Le nuove indagini approfondite che la Corea del Nord aveva promesso non sono state svolte. Gli esami del DNA hanno rivelato la presenza di DNA d’individui diversi tra i “resti” che la Corea del Nord ha presentato come “appartenenti a Megumi Yokota”.
    • Il governo del Giappone chiede fermamente che sia urgentemente fornita una relazione completa riguardo ai rapiti la cui sorte rimane ignota, e che a tutti i rapiti sopravvissuti sia consentito il ritorno immediato in Giappone. Il governo è pronto ad adottare seri provvedimenti qualora la Corea del Nord scelga di non rispondere tempestivamente e in buona fede.
  4. (d)  Il 26 gennaio 2005 la Corea del Nord presentò al governo del Giappone un memorandum datato 24 gennaio che delineava, tra le altre questioni, la presa di posizione della Corea del Nord su risultati delle analisi del DNA svolte dal Giappone sui “resti” presentati come appartenenti a Megumi Yokota. Nel presentare il memorandum, la Corea del Nord chiese anche la riconsegna di tali resti. Il 10 febbraio, il governo del Giappone replicò alle affermazioni nordcoreane contenute nel memorandum, chiedendo ancora una volta il rimpatrio immediato di tutti i sopravvissuti, ed una relazione completa sui fatti relativi a tali casi. Il 24 febbraio e il 13 aprile, la Corea del Nord ribadì le proprie obiezioni alla presa di posizione giapponese, ed il governo del Giappone ribatté facendo riferimento ancora una volta ai risultati obiettivi e scientifici dei propri esami.

(6) Colloqui globali Giappone-Corea del Nord (febbraio 2006)

Dal 4 all’8 febbraio 2006 a Pechino si tennero i colloqui globali Giappone-Corea del Nord, durante i quali furono discusse le questioni dei rapimenti di maniera generale, dei missili e nucleari, e della normalizzazione delle relazioni. I colloqui sulla questione dei rapimenti si protrassero per un totale di 11 ore. Durante gli incontri, il governo del Giappone chiese di nuovo che a tutti i sopravvissuti fosse consentito di tornare in Giappone, che la Corea del Nord si impegnasse a riaprire le indagini per fornire un resoconto completo sui casi irrisolti, e che gli autori dei rapimenti fossero consegnati alle autorità giapponesi.

In risposta alle richieste giapponesi, la Corea del Nord ribadì, come affermato in precedenza, che tutti i sopravvissuti erano già stati rimpatriati in Giappone. Le autorità nordcoreane affermarono di aver già indagato in buona fede sui casi in questione, dichiararono di confermare i risultati delle loro precedenti indagini, rifiutando di promettere ulteriori indagini sui casi in cui rimaneva ignota la sorte delle vittime dei rapimenti. Inoltre la Corea del Nord accusò il Giappone sostenendo che la richiesta di estradizione degli autori dei rapimenti era semplicemente una manovra politica, rifiutandosi di soddisfarla.

La Corea del Nord non ha mostrato chiaramente la volontà di fare progressi concreti verso la risoluzione della questione dei rapimenti. Al contrario, i rappresentanti di Pyongyang chiesero che sette cittadini giapponesi coinvolti nell’aiuto a disertori nordcoreani fossero estradati in Corea del Nord per violazione delle leggi nordcoreane.

(7) La Corea del Nord lancia missili balistici ed annuncia test nucleari (luglio e ottobre 2006)

  1. (a)  Il 5 luglio 2006, la Corea del Nord lanciò sette missili balistici in direzione del Giappone. Il governo del Giappone rispose il giorno stesso attuando nove provvedimenti contro la Corea del Nord, tra cui il divieto imposto al traghetto nordcoreano Mangyongbong-92 di entrare nei porti nipponici. Nell’annunciare i particolari di tali sanzioni, il governo condannò fermamente le azioni nordcoreane.
  2. Inoltre la Corea del Nord sfidò apertamente i frequenti avvertimenti della comunità internazionale, annunciando, il 9 ottobre dello stesso anno, di aver condotto dei test nucleari. Condannando certamente la Corea del Nord ed esprimendo una risoluta opposizione ai test, l’11 dello stesso mese, il governo del Giappone rispose adottando Quattro provvedimenti contro la Corea del Nord, tra i quali il divieto di accesso ai propri porti esteso a tutte le imbarcazioni battenti bandiera nordcoreana, nonché l’importazione di qualunque prodotto dalla Corea del Nord.
  3. (b)  Queste sanzioni contro la Corea del Nord sono state decise in considerazione del clima politico internazionale e dei complicati e mutevoli fattori che hanno formato l’intero quadro della situazione. Uno dei fattori che hanno influenzato la decisione di adottare tali provvedimenti è stato il fatto che la Corea del Nord non abbia agito in buona fede per risolvere la questione dei rapimenti. Alla luce del quadro generale, in cui era compreso il mancato progresso concreto nella questione dei rapimenti, il governo del Giappone ha deciso di attuare due di questi provvedimenti: il divieto di accesso ai propri porti imposto a tutte le navi nordcoreane e alle importazioni di tutti i prodotti nordcoreani, per quattro semestri, rispettivamente dal 10 aprile e dal 9 ottobre 2007, dall’11 aprile e dal 10 ottobre 2008. Nonostante ciò, il 5 aprile 2009, la Corea del Nord ha di nuovo lanciato missili. Oltre a questo, dal fatto che la Corea del Nord non aveva passato all’azione concreta per risolvere la questione dei rapimenti, il 10 dello stesso mese, il governo giapponese ha prolungato il periodo di queste sanzioni ad un anno ed ha aggiunto due nuovi provvedimenti volti ad afferare i flussi reali di fondi destinati alla Corea del Nord. Il 16 giugno, in risposta alla dichiarazione dei test nucleari sotteranei del mese precedente dalla parte della Corea del Nord, il governo giapponese ha aggiunto ancora due provvedimenti, incluso il divieto dell’esportazione di tutti i prodotti (vedi (10) più in giù).

(8) Task force per la normalizzazione delle relazioni Giappone-Corea del Nord (marzo, settembre 2007)

Ai negoziati multilaterali del sei del febbraio 2007, le parti si sono accordate per la creazione di una task force per la normalizzazione delle relazioni tra Giappone e Corea del Nord. La prima riunione della task force si è tenuta a Hanoi il 7 e l’8 marzo 2007. In quella sede il governo giapponese ha ribadito le sue richieste che la Corea del Nord garantisca la sicurezza di tutte le vittime dei rapimenti e dei loro familiari, permetta il loro ritorno immediato in Giappone, fornisca una relazione completa sui loro casi, e disponga l’estradizione in Giappone degli autori dei rapimenti. I nordcoreani, tuttavia, non solo hanno ribadito la loro posizione precedente che la questione dei rapimenti era già stata risolta, ma hanno anche chiesto al Giappone di revocare le “sanzioni economiche” contro la Corea del Nord; hanno dimostrato inoltre la mancanza di buona fede verso la soluzione della questione dei rapimenti. La seconda riunione della task force si è tenuta a Ulan-Bator dal 5 al 6 settembre. Giappone e Corea del Nord si sono accordati per lavorare insieme in buona fede, sulla base della Dichiarazione di Pyongyang, con l’intento di dar vita ad attivi colloqui intesi a favorire dei progressi attraverso azioni concrete studiate per normalizzare le relazioni al più presto possibile, porre fine alle tristi vicende storiche tra le due parti e risolvere le questioni ancora aperte. Tuttavia, nella riunione della task force non sono stati fatti progressi riguardo alla questione dei rapimenti.

Il 20 luglio, tra la prima e la seconda riunione della task force, la Corea del Nord ha presentato un memorandum redatto dal Ministero degli Esteri in cui affermava che Pyongyang considerava risolta la questione dei rapimenti e criticava la presa di posizione giapponese sull’argomento. Il governo giapponese ha risposto con una dichiarazione ad una conferenza stampa del Ministero degli Affari Esteri il 25 luglio, in cui ha spiegato che il contenuto del memorandum nordcoreano era completamente inaccettabile.

(9) Consultazioni a livello operativo Giappone-Corea del Nord (giugno, agosto 2008)

Le Consultazioni a livello operativo Giappone - Corea si sono tenute l’11 e il 12 giugno 2008 a Pechino. Durante le riunioni, il Giappone e la Corea del Nord hanno sostenuto le rispettive posizioni sulle questioni come quella dei rapimenti e della definizione delle passate controversie. Sulla questione dei rapimenti in particolare, i capigruppo delle ambedue parti hanno cercato di negoziare in modo serio e profondo.

Di conseguenza, la Corea del Nord ha cambiato la posizione presa in precedenza, in cui affermava che era già stata risolta la questione dei rapimenti. Ha dichiarato di essere pronta ad aprire nuove indagini sulla questione dei rapimenti e a cooperare per risolvere il problema dei membri del gruppo Yodo-go. In risposta a questo, tra i provvedimenti adottati fino a quel momento contro la Corea del Nord, il Giappone ha dichiarato di revocare la restrizione dei viaggi ed dei voli charter tra due Paesi, e di permettere le entrate in porto delle navi nordcoreane con il limitato scopo di trasportare i materiali per aiuti umanitari.

Durante le Consultazioni a livello operativo tenutesi nell’agosto dello stesso anno, sono arrivati a un accordo sullo scopo e sui termini specifici delle indagini. La Corea del Nord, secondo questi accordi, avrebbe investigato di modo generale sulle vittime dei rapimenti, al fine di intraprendere l’azione concreta per risolvere la questione dei rapimenti, in altre parole, per trovare i sopravvissuti e farli rimpatriare in Giappone. Anche il Giappone ha dichiarato di essere pronto a revocare la restrizione sui viaggi e voli charter tra i due Paesi dal momento in cui l’investigazione sarebbe iniziata dalla parte della Corea del Nord.

Tuttavia, nel settembre dello stesso anno, la Corea del Nord ha comunicato all’improvviso che, considerando le circostanze in cui si era cambiato il Governo in Giappone, si sarebbe astenato dal istituire il Comitato Investigativo fino a quando sarebbe accertato il parere del nuovo Governo giapponese sull’effettuazione dei particolari concordati durante le riunioni delle Consultazione a livello operativo. Tuttora, la Corea del Nord non ha eseguito le sopracitate misure concordate. Il Giappone ha sempre intenzione di portare a termine le suddette misure concordate. Continuando, anche in futuro, a mostrare questa posizione verso la Corea del Nord, il Giappone intende di chiederle firmamente di cominciare al più presto possibile l’investigazione globale sulle vittime dei rapimenti.

(10) La Corea del Nord lancia missili e annuncia test nucleari (aprile e maggio 2009)

  1. (a)  Il 5 aprile 2009, la Corea del Nord ha lanciato di nuovo missili. In risposta a questo, il 10 dello stesso mese, il governo giapponese ha deciso di estendere ancora per un anno i provvedimenti contro la Corea del Nord adottati in continuazione dall’occasione del lancio dei missili balistici e test nucleari del 2006. Inoltre ha aggiunto altri due provvedimenti con l’obiettivo di afferrare i flussi reali di fondi destinati alla Corea del Nord. Inoltre, il 25 maggio dello stesso anno, la Corea del Nord ha annunciato d’aver effettuato un test nucleare sotterraneo. In risposta a questo annuncio, il 16 giugno il governo giapponese ha deciso di aggiungere ed attuare altri due provvedimenti, incluso il divieto dell’esportazione dei tutti i prodotti alla Corea del Nord.
  2. (b)  Questi provvedimenti aggiuntivi sono stati decisi in considerazione di varie situazioni riguardo alla Corea del Nord. Uno dei fattori di questa decisione è il fatto che la Corea del Nord non ha ancora passato concretamente all’azione, come l’investigazione globale concordata nell’agosto del 2008 ((9) citato sopra), per risolvere la questione dei rapimenti.

3. Azioni della comunità internazionale

(1) Interesse crescente a livello internazionale sulla questione dei rapimenti

  1. (a)  Il rapimento di cittadini giapponesi da parte della Corea del Nord è una grave e aperta violazione della dignità umana, dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Adottata dalla Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani per tre anni consecutivi dal 2003, la Risoluzione sulla situazione dei diritti umani in Corea del Nord chiede una rapida definizione delle questioni non ancora risolte relative al rapimento di cittadini stranieri. Il professor Vitit Muntarbhorn, nominato Relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Corea del Nord nella risoluzione dell’ONU, basandosi sui risultati delle serie di sue visite annuali in Giappone effettuate dal 2005, ha presentato i resoconti alla Commissione delle Nazioni Uniti per i Diritti Umani (dal 2004, Consiglio delle Nazioni Uniti per i Diritti Umani) ed al terzo Comitato della Assembrea Generale dell’ONU. Nel rapporto del 2009, ammonisce alla Corea del Nord di cooperare immediatamente ed efficacemente per risolvere la questione dei rapimenti.
  2. (b)  Oltre alla suddetta risoluzione adottata dalla Commissione ONU per i Diritti Umani, anche la risoluzione sulla situazione dei diritti umani in Corea del Nord è stata adottata dalla sessione plenaria dell’Assemblea Generale dell’ONU per la prima volta nel dicembre 2005, ed è approvata per 5 anni consecutivi dalla maggioranza degli Stati membri. Questa risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU, viene presentata dal Giappone e dall’Unione Europea, ed esprime profonda preoccupazione per la situazione dei diritti umani in Corea del Nord, compresa la questione del rapimento di cittadini stranieri e fa appello alla Corea del Nord affinché trovi soluzioni a questo problema al più presto possibile, tra cui è incluso il rimpatrio immediato delle vittime dei rapimenti (la risoluzione è stata proposta unitamente da 53 paesi nel 2009, tra cui la Repubblica di Corea dal 2008). In adozione di questa serie di risoluzioni, tanti paesi, pur non avendo votato per queste, hanno espresso la preoccupazione per la reazione della Corea del Nord contro la questione dei rapimenti (India, Nepal, Vietnam, Indonesia, Colombia, e altri paesi). Inoltre, nel dicembre 2009, durante la riunione della task force della Revisione Periodica Universale del Consiglio dei Diritti Umani (UPR), è stata eseguita l’ispezione sulla situazione dei diritti umani in Corea del Nord, ed è stato approvato il rapporto in cui le preoccupazioni e le esortazioni dalla parte del Giappone e altri Stati membri sulla situazione dei diritti umani in Corea del Nord, la problematica dei rapimenti compresa, sono state menzionate.
  3. (c)  Inotre, in Giappone e all’estero sono cresciute le preoccupazioni in seguito alle testimonianze dei rapimenti che sono ritornate in Giappone, secondo le quali in Corea del Nord vi sarebbero altre persone provenienti dalla Tailandia, dalla Romania, dal Libano e da altri Paesi oltre al Giappone, che potrebbero essere state rapite. I familiari giapponesi e coreani dei rapiti hanno cominciato a viaggiare tra il Giappone e la Repubblica di Corea per incontrarsi e rafforzare i legami e la cooperazione tra le famiglie nei due Paesi quando è stato reso noto nel maggio 2006 che l’uomo che aveva sposato Megumi Yokota era probabilmente un cittadino della Repubblica di Corea, anch’egli rapito dalla Corea del Nord.

(2) Iniziative diplomatiche intraprese dal Giappone

  1. (a)  Oltre all’Assemblea Generale dell’ONU ed al Consiglio per i Diritti Umani a cui sono stati menzionali prima, cogliendo ogni opportunità diplomatica in occasione di conferenze internazionali, vertici del G8 e incontri tra capi di Stato per esporre la questione dei rapimenti, il governo del Giappone ha ottenuto la comprensione e il sostegno dei Paesi di tutto il mondo. Al vertice del G8 ad Aquilla nel luglio 2009, per esempio, le nazioni partecipanti hanno mostrato il loro sostegno quando il Giappone ha messo in discussione la questione dei rapimenti. Di conseguenza, nella Dichiarazione dei Capi dello Stato sono stati specificati testi che spingevano la Corea del Nord a prendere al più presto possibile le misure per liberare la comunità internazionale dalla preoccupazione per i problemi riguardo ai diritti umani compresa la questione dei rapimenti (è stata la seconda volta, dopo il vertice del G8 a Hokkaido Toya-ko dell’anno precedente, che la questione dei rapimenti veniva riferita esplicitamente. Dopo il vertice del G8 a Evian nel 2003, la questione dei rapimenti viene trattata ogni anno nei documenti come le Conclusioni della Presidenza).
    Ad incontri bilaterali tra i Capi dello stato, per esempio, gli Stati Uniti mostrano sempre comprensione e cooperazione per il Giappone riguardo alla questione dei rapimenti. Il Presidente Obama, in particolare, ha dichiarato, nel suo discorso del novembre 2009 a Tokio, che la normalizzazione completa delle relazioni diplomatiche tra la Corea del Nord e i paesi vicini, non si sarebbe potuta realizzare se non ci fossero state sufficienti spiegazioni sulle vittime dei rapimenti alle loro famiglie giapponesi. Anche il Segretario dello Stato Clinton, durante l’incontro con le famiglie delle vittime dei rapimenti nel febbraio dello stesso anno, ha riferito di ritenere i casi di rapimenti come questione prioritaria anche per gli Stati Uniti. Il Presidente della Repubblica di Corea Lee Myung-Bak dichiara costantemente che il suo paese è pronto a prestare la massima collaborazione e supporto riguardo alla questione dei rapimenti. In particolare, il Presidente Lee ha dichiarato: “Esistono tante vittime che sono state sequestrate dalla Corea del Sud. La Corea del Nord deve dare la cooperazione per risolvere questa questione. La Repubblica di Corea condivide il punto di vista del Giappone.” Inoltre il Presidente Hu Jintao della Cina ed anche il Presidente Medvedev della Russia si mostrano comprensivi confronto alla questione dei rapimenti. In aprile 2006, l’allora Presidente Bush incontrò Sakie Yokota, madre di Megumi Yokota rapita dalla Corea del Nord, e dichiarò : “La Corea del Nord deve rispettare i diritti umani e la dignità umana. Deve lasciare la madre di Megumi abracciare sua figlia ancora una volta.”
  2. (b)  La Dichiarazione Congiunta adottata in occasione dei negoziati multilaterali a sei (Six-Party Talks) del settembre 2005 rifletteva la politica fondamentale del Giappone secondo la quale non può esservi una normalizzazione delle relazioni con la Corea del Nord finché non saranno definiti i problemi non ancora risolti, tra cui la questione dei rapimenti. . Uno degli obiettivi dei negoziati multilaterali a sei è quello di prendere dei provvedimenti volti a normalizzare le relazioni superando le tristi vicende storiche del passato tra Giappone e Corea del Nord, definendo le questioni irrisolte, la questione dei rapimenti di cittadini giapponesi. I negoziati multilaterali a sei tenutisi nel febbraio 2007 per portare avanti questo processo, si sono concentrati sui negoziati per la denuclearizzazione e sulla creazione di una task force per la normalizzazione dei rapporti tra Giappone e Corea del Nord. I negoziati multilaterali a sei tenutisi in settembre dello stesso anno, si sono conclusi con un accordo tra Giappone e Corea del Nord per adottare iniziative concrete per costruire delle relazioni. Il 3 ottobre è stato emessa una dichiarazione al riguardo.
  3. Ai negoziati multilaterali a sei, è stato concordato che la Corea del Nord avrebbe ricevuto aiuti economici ed energetici in cambio di azioni verso la denuclearizzazione. Il governo del Giappone, tuttavia, ha dichiarato che il Paese non avrebbe partecipato agli accordi dei negoziati multilaterali a sei per la fornitura di energia alla Corea del Nord a meno che non vi fossero dei progressi riguardo alla questione dei rapimenti.
  4. (c)  Come sopra citato, la comunità internazionale comprende l’importanza di risolvere la questione dei rapimenti e sostiene le misure prese dal governo giapponese. La comprensione e il sostegno dalla parte della comunità internazionale sono indispensabili per esigere alla Corea del Nord di prendere la decisione per risolvere la questione dei rapimenti. Da questo punto di vista, il governo giapponese continuerà a collaborare attivamente con la comunità internazionale anche in futuro.

4. Azioni intraprese in Giappone

(1) Indagini e inchieste condotte dal governo del Giappone

Dall’incontro al vertice Giappone-Corea del Nord del settembre 2002, il governo del Giappone ha ricevuto la cooperazione costante dei rapiti che sono ritornati in Giappone, e ha continuato a svolgere indagini e ricerche su altri casi di rapimenti da parte della Corea del Nord, e su casi nei quali non può essere esclusa la possibilità di rapimenti. I risultati di tali indagini e ricerche hanno portato il governo del Giappone a identificare nuovi casi di rapimenti e persone sospettate di essere coinvolte in rapimenti, come risulta nell’elenco che segue. Il governo del Giappone è impegnato in indagini e ricerche in corso e porterà alla luce eventuali nuovi casi di rapimenti da parte della Corea del Nord. Al tempo stesso, il governo farà tutto quanto in suo potere per ottenere un resoconto completo dei rapimenti noti, in cui dovranno essere indicati gli autori di tali crimini.

(a)Altri casi di rapiti identificati

Le indagini e ricerche svolte dalle autorità giapponesi hanno scoperto nuove prove che portano il governo del Giappone a sospettare che anche le sparizioni di una donna nella Prefettura del Tottori nell’ottobre 1977 (Kyoko Matsumoto) e di un uomo nella Prefettura di Hyogo nel giugno 1978 (Minoru Tanaka) siano casi di rapimenti da parte della Corea del Nord. In base a tali prove, il 27 aprile 2005 il governo del Giappone ha aggiunto Minoru Tanaka, e il 20 novembre 2006 Kyoko Matsumoto, all’elenco dei cittadini giapponesi identificati come rapiti da parte della Corea del Nord. Questi casi hanno portato il numero dei casi identificati dal governo del Giappone come rapimenti da parte della Corea del Nord a 12 casi, che hanno coinvolto un totale di 17 persone.

Riguardo al caso delle due persone non giapponesi (fratelli di cittadinanza nordcoreana residenti in Giappone) delle quali si è saputo che sono state prese in Giappone dalla Corea del Nord, il governo del Giappone afferma che il sequestro di persona rappresenta una grave violazione dei diritti umani, indipendentemente dalla nazionalità, come anche una violazione della sovranità nazionale del Paese. Per questo motivo, il governo chiede che la Corea del Nord permetta a queste due persone di tornare in Giappone, il Paese da cui sono state prelevate, e che anche su questo caso sia fornito un resoconto completo.

(b)Persone sospette identificate nei casi di rapimenti

Il 23 febbraio 2006, le autorità giapponesi hanno identificato l’agente nordcoreano Sin Kwang-Su come il responsabile del rapimento di Yasushi e Fukie Chimura, ed un agente nordcoreano conosciuto con il nome di Choi Sun-Chol, che dichiara di chiamarsi Kenzo Kosumi, come il responsabile del rapimento di Kaoru e Yukiko Hasuike. Il 2 novembre 2006, le autorità giapponesi hanno identificato un agente nordcoreano noto con il nome di Kim Myong-Suk come il responsabile del rapimento della signorina Hitomi Soga e di sua madre Miyoshi. Il 22 febbraio 2007, le autorità giapponesi hanno identificato due individui i cui nomi non sono ancora confermati, Han Myeong-Il, alias Han Geum-Nyeong, e Kim Nam-Jin (all’epoca consigliere della sezione Giappone del Dipartimento per le Ricerche e Informazioni Estere del Partito Laburista Coreano), come autori del rapimento dei coniugi Hasuike. Il 13 giugno 2007, le autorità giapponesi hanno identificato Junko Mori e Sakiko Wakabayashi (nata Kuroda), mogli di membri dello Yodo-go, come responsabili del rapimento di Toru Ishioka e Kaoru Matsuki. Nei confronti di tutti questi indiziati sono stati emessi mandati di cattura nelle suddette date e i loro nomi sono stati schedati dall’Interpol. Il governo giapponese ha chiesto alla Corea del Nord la loro estradizione in Giappone.

Le autorità nipponiche hanno lavorato a lungo sui casi di rapimenti di cittadini giapponesi da parte della Corea del Nord. Dall’agosto 2002, sono stati emessi mandati di cattura nei confronti dell’agente nordcoreano Sin Kwang-Su per il rapimento del signor Tadaaki Hara (nel caso Sin Kwang-Su); del membro del gruppo Yodo-go Kimihiro Uomoto (già Abe) per il rapimento della signorina Keiko Arimoto; e dell’agente nordcoreano Kim Se-Ho come indiziato principale nel rapimento del signor Yutaka Kume (nel caso Ushitsu). Tutti questi indiziati sono stati schedati dall’Interpol, e il governo nipponico ne chiede alla Corea del Nord l’estradizione in Giappone. Un mandato di cattura è stato emesso anche per Kim Kil-Uk, come co-autore del rapimento del signor Tadaaki Hara; le autorità giapponesi stanno procedendo a segnalarlo all’Interpol.

Il 26 aprile 2007, le autorità giapponesi hanno emesso un mandato di cattura nei confronti di Yoko Kinoshita, alias Hong Su-Hye, indiziata principale in un caso di sospetto rapimento in Giappone delle persone non giapponesi (fratelli di cittadinanza nordcoreana residenti in Giappone). Le procedure per segnalarla all’Interpol sono in corso.

(c)Analisi del DNA sul marito di Megumi Yokota (aprile 2006)

Nell’aprile 2006, le analisi sul DNA condotte dal governo giapponese hanno rivelato una forte probabilità che Kim Young-Nam, cittadino coreano rapito nella Repubblica di Corea nel 1978 quando era uno studente delle superiori, si sia sposato con Megumi Yokota. Il governo del Giappone ha presentato alla Corea del Nord i risultati di queste analisi chiedendo ancora una volta una risposta in buona fede volta a risolvere la questione dei rapimenti. Il governo della Repubblica di Corea ha svolto i propri test indipendenti ottenendo lo stesso risultato nel maggio 2006.

(d)Incontro tra la famiglia di Yaeko Taguchi e Kim Hyon-Hui (marzo 2009)

L’11 marzo 2009, a Busan nella Repubblica di Corea, la famiglia Iizuka, la quale è parente di Yaeko Taguchi, ha incontrato Kim Hyon-Hui (colpevole bombardiera dell’esplosione dell’aeroplano della Korean Airlines), la quale è importante testimone per Yaguchi. L’incontro, che la famiglia Iizuka aveva desiderato da molto tempo, è stato organizzato dal governo giapponese con la cooperazione del governo della Corea del Sud. Kim ha fornito una nuova importante informazione riguardo a Taguchi durante l’incontro (vedi nota), ed il governo giapponese è attualmente al lavoro di confermarla.
(Nota) Intervento di Kim: “Dopo rientrata da Macau nel gennaio 1987, ho sentito da un autista che la signora Taguchi era stata mandata a un luogo sconosciuto. Avevo sentito che una vittima dei rapimenti, che viveva da sola, si era fatta sposare nel 1986. Ho pensato, quindì, che anche la signora Taguchi fosse andata da qualche parte e che si fossse sposata.

(2) Una legge per affrontare la questione dei rapimenti e altre violazioni dei diritti umani da parte della Corea del Nord (giugno 2006)

Lo scopo di questa legge è suscitare la consapevolezza nell’opinione pubblica giapponese della questione dei rapimenti e di altre violazioni dei diritti umani da parte delle autorità nordcoreane. La legge vuole anche promuovere la cooperazione con la comunità internazionale per sollecitare una ricostruzione completa dei fatti relativi alla questione dei rapimenti e impedire che tali fatti si ripetano in futuro. La legge è stata emanata ed è entrata in vigore il 23 giugno 2006.

Oltre a definire le responsabilità del governo nella soluzione della questione dei rapimenti e di altri problemi, la legge assegna al governo nazionale e alle amministrazioni locali il compito di stimolare la consapevolezza del problema, istituisce la Settimana per la consapevolezza degli abusi contro i diritti umani commessi dalla Corea del Nord (10-16 dicembre), e sollecita il governo e le amministrazioni locali a organizzare eventi di carattere educativo sulla questione nel corso di quella settimana. Il 6 luglio 2007 è stato inserito un nuovo articolo che prevede che i provvedimenti assunti dal governo del Giappone siano realizzati con cura per contribuire alla risoluzione della questione dei rapimenti.

La Settimana per la consapevolezza degli abusi contro i diritti umani commessi dalla Corea del Nord, istituita da questa legge, viene celebrata in dicembre ogni anno. Il governo giapponese organizza attività di relazioni pubbliche, conferenze, simposi, ed eventi come la “Riunione per pensare la questione dei rapimenti” e dà il proprio sostegno ad una conferenza internazionale promossa da gruppi di cittadini e altre organizzazioni del settore privato.

(3) Istituzione del nuovo Ufficio responsabile della questione dei rapimenti (ottobre 2009)

  1. (a)  Nel settembre 2006, il governo del Giappone ha istituito l’Ufficio responsabile della questione dei rapimenti, guidato dal Primo Ministro e con l’obiettivo di compiere passi avanti sulle misure globali per risolvere la questione dei rapimenti. L’Ufficio è costituito dall’intero consiglio dei ministri ed è strutturato per la prima volta come un organismo centrale per fornire un approccio univoco nel governo volto a risolvere la questione dei rapimenti.
  2. (b)  Nel ottobre 2009 il governo giapponese ha abolito l’Ufficio responsabile della questione dei rapimenti istituito nel settembre 2006 ed ha discusso le misure contro la questione dei rapimenti. È stato quindi fondato il nuovo Ufficio responsabile della questione dei rapimenti, guidato dal Primo ministro, col obiettivo di promuovere, in modo flessibile, le misure globali (misura volta al rimpatrio immediato dei sopravvissuti inclusa), il chiarimento della verità riguardo ai rapiti di cui notizie sono ignote, e le misure strategiche sulla questione dei rapimenti. Il nuovo Ufficio è costituito dal Primo Ministro come capo, il Ministro in carica delle misure contro la questione dei rapimenti come vice, il Segretario dello Stato, e il Ministro degli affari esteri. È stata sistemata la struttura con cui si attuano le misure flessibili per risolvere la questione dei rapimenti con l’iniziativa dello stesso Ufficio responsabile.
      L’Ufficio ha tenuto la prima riunione in ottobre dello stesso anno e ha affermato che la Segreteria dell’Ufficio responsabile della questione dei rapimenti deve rinforzare la struttura informatica, e che il Governo deve assumere unitariamente le misure strategiche per realizzare il rimpatrio immediato di tutti i rapiti.

(4) Attività delle pubbliche relazioni

Per contribuire alla soluzione della questione dei rapimenti, è importante sollecitare gli interessi per questo problema sia nell’interno del Giappone sia all’estero. Da questo punto di vista, il governo giapponese promuove varie attività di pubbliche relazioni riguardo alla questione dei rapimenti, tra cui eventi tenutisi durante la sopra citata Settimana per la consapevolezza degli abusi contro i diritti umani commessi dalla Corea del Nord, attività di pubbliche relazioni nelle regioni giapponesi, produzioni e distribuzioni dei DVD e opuscoli, e promozioni delle proiezioni e conferenze,ecc.

Dal luglio 2007, il governo giapponese trasmette programmi radio destinati alla Corea del Nord sulle onde corte. Sono “Furusato no kaze (in lingua giapponese)” e “ Il Bon E Param (in lingua coreana)” di cui scopo è di mandare ai rapiti giapponesi i messaggi da loro famiglie, le informazione sulla questione dei rapimenti, del Giappone e dell’estero (nota: le trasmissioni sono fornite anche sul sito ufficiale).